I Lombardi alla prima crociata (1843)

Prima rappresentazione: Milano. Teatro alla Scala, 11 febbraio 1843

Librettista: Temistocle Solera

Personaggi e interpreti
Arvino: (tenore) Giovanni Severi; Pagano: (basso) Prosper Dérivis; Viclinda: (soprano) Teresa Ruggeri; Giselda: (soprano) Erminia Frezzolini; Pirro: (basso) Gaetano Rossi; un priore della città di Milano: (tenore) Napoleone Marconi; Acciano: (basso) Luigi Vairo; Oronte: (tenore) Carlo Guasco; Sofia: (soprano) Amalia Gandaglia

Direttore d’orchestra: Eugenio Cavallini

La scena: atto I in Milano; atto II in Antiochia e sue vicinanze; atto III e atto IV presso Gerusalemme. Epoca: anni 1095-1097

Introduzione all’ascolto

Il contesto storico-politico

Introduzione all’ascolto: per saperne di più

“O Signore, dal tetto natio”, Orchestra e Coro del Teatro La Fenice. Concerto di Capodanno 2011

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ATTO I – La vendetta
L’azione si svolge a Milano tra il 1097 e il 1099.
Nella chiesa di Sant’Ambrogio i cittadini sono riuniti per festeggiare il rito del perdono concesso da Arvino al fratello Pagano che in passato lo aveva aggredito in uno scatto di gelosia per amore della bella Viclinda, ora moglie di Arvino. Dopo lunghi anni di esilio, Pagano ritorna a Milano. I cittadini se ne rallegrano, ma al pentimento non credono né Arvino, né Viclinda, né la figlia Giselda. Il priore annuncia che Arvino sarà condottiero dei crociati lombardi in Terrasanta. Rimasto solo con lo scudiero Pirro, Pagano rivela il suo rancore per la cognata e il suo odio per il fratello, che decide di uccidere chiedendo la complicità di Pirro e di alcuni sgherri.
Intanto nel palazzo di Folco, padre di Arvino e Pagano, Viclinda e Giselda temono l’avverarsi di un’orribile sciagura e fanno voto di recarsi pellegrine a Gerusalemme a pregare sul Santo Sepolcro. Arriva Pirro dicendo a Pagano che può agire in quanto suo fratello si è coricato; Pagano entra in azione e uccide il padre credendo di colpire Arvino. Pagano, inorridito, invoca su di sé la maledizione di Dio. Giselda si oppone all’uccisione di Pagano, dicendo che l’unico castigo che merita è il rimorso.

ATTO II – L’uomo della caverna
Per espiare, Pagano si è recato in pellegrinaggio in Terrasanta, dove vive da eremita; vi giunge anche Arvino, il quale si è posto a capo dei crociati lombardi. La figlia di Arvino, Giselda, si trova in Antiochia, prigioniera nel palazzo del tiranno Acciano; un amore corrisposto lega la fanciulla a Oronte, figlio di Acciano. Non riconosciuto dal fratello, Pagano incoraggia i crociati e fa in modo che Arvino non perda la speranza di ritrovare Giselda, una volta conquistata Antiochia. I crociati liberano la fanciulla, che alla vista dei soldati insanguinati, temendo che anche a Oronte sia toccata la stessa sorte, maledice il trionfo cristiano. Arvino, giunto in quel momento, ripudia la figlia e tenta di ucciderla. Interviene l’eremita prendendo le difesa della donna, colpevole solo di essere innamorata.

ATTO III – La conversione
Arvino, appreso che Oronte non è morto, decide di separarlo dalla figlia e, avendo sentito che Pagano si aggira nei pressi, si ripromette di punirlo. Intanto Giselda ha ritrovato Oronte ferito, e con lui si reca in una grotta; qui l’uomo viene battezzato da Pagano, prima di morire fra le braccia dell’amata.

ATTO IV – Il Santo Sepolcro
Grazie a Pagano, Arvino e Giselda si ritrovano e spronano le truppe lombarde a combattere con coraggio. Infuria la battaglia per la conquista di Gerusalemme: i crociati, i pellegrini e le donne implorano l’aiuto divino. Alla battaglia partecipa uno sconosciuto che si copre di gloria. Ferito a morte viene portato alla tenda di Arvino, che infine riconosce in lui Pagano e gli concede il proprio perdono. Prima di morire, Pagano può ancora rallegrarsi di veder sventolare la bandiera cristiana su Gerusalemme liberata.